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È tanto tempo ormai
che le mie giornate sono vuote.
La noia spavalda e sarcastica spadroneggia,
spadroneggia e ghigna,
seduta sul mio cuore
come una scimmia.
La poesia, la musica che non risolve nulla,
ma attenua, addolcisce, distrae,
dal ritmo ipnotico di quella coda cadenzato.
E vivo con impazienza steso sul letto,
cercando di passare inosservato,
aspettando la notte,
quando da solo
finalmente in silenzio
posso parlare un poco con me stesso.
Ma è inutile ripeterlo, s’è capito,
io non amo il giorno,
io non amo parlare alla gente,
del resto, anche la gente l’ha capito,
il giorno che e’ tutta una commedia,
e io non amo recitare.
Io amo il vuoto buio delle notti che non brillano,
quando tutti dormono
tra i loro sogni beati
o degli incubi i latrati.
E neanche la luna mi è simpatica
col suo riflesso chiarore slavato.
Ma a tutti sarà capitato,
di pensare di recitare una parte,
di sentirsi impreparato,
di non capirci più nulla,
che non ne vale la pena,
di sentirsi come l’attore,
che alla prima rappresentazione,
salta sul palco,
e ha sbagliato copione.
Triste effetto comico:
dar sempre la risposta sbagliata,
mai nessuno che ti dia ragione.
Ma a chi dare la colpa?
Chi t’ha scambiato le battute?
Ah, ho capito,
è uno scherzo, ben riuscito.
Ma ora basta vi prego,
son disposto ad imparar tutto d’accapo,
studierò, lo prometto, tutte le battute,
senza far cenno del tempo perduto,
senza un lamento del lavoro sprecato.
Tutto questo mi sembra pazzia,
ma se tutto questo è pazzia:
recitare parole che nessuno comprende,
passare la vita a cercare il proprio palcoscenico,
tentando un punto di contatto,
qualcuno che intenda,
un amico.
Allora io sono pazzo.
E tu?